07/122018
Esteri Redazione MPN

GLOBAL COMPACT FOR MIGRATION: FACCIAMO CHIAREZZA!

Il nostro Stefano Lioy si è occupato di approfondire il tema "Global Compact", diventato un forte elemento di dibattito in Italia e non nelle ultime settimane. 

 

Il governo italiano non sarà a Marrakech per la firma del Global Compact for Migration proposto dalle Nazioni Unite. È stato lo stesso Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ad escludere la possibilità di vedere il nostro paese tra i firmatari delle linee guida proposte dall’ONU in termini di migrazione. “ Il Governo Italiano non andrà a Marrakech e non firmerà alcunché.” [1]

Il titolare del Viminale ha, successivamente, asserito di avere optato per questa soluzione per incoraggiare il dibattito parlamentare su una questione “così importante che non merita di essere una scelta solo del governo.”

Da qualche giorno, in effetti, telegiornali e programmi di approfondimento politico stanno elencando i pro e i contro legati all’ aderire o meno al documento paventando, da una parte, una temibile sudditanza delle Nazioni Unite, dall’altra un rischio di isolamento politico dovuto alla mancata presenza del nostro paese in Marocco.

Prima di tutto è, però, opportuno evidenziare come il documento sia il risultato di un lungo ed articolato percorso iniziato già nel 2016 con l’adozione della Dichiarazione di New York su migranti e rifugiati[2]. Con la redazione ufficiale delle linee guide delle Nazioni Unite il 17 luglio 2018, ci si avvia alla Conferenza Intergovernativa del 10 e 11 dicembre di Marrakech che si svolgerà nella cornice dell’Assemblea Generale ONU.

In linea molto generale, occorre precisare come il Global Compact for Migration non equipari migranti economici e rifugiati, non sia vincolante e non leda in alcun modo la sovranità nazionale in favore di un’ improbabile supremazia delle Nazioni Unite.

Vediamo perché:

Il Global Compact equipara migranti economici e rifugiati?

NO. Nel Preambolo del documento si legge che lo stesso “recognizes that migrants and refugees may face many common challenges and similar vulnerabilities.”, tuttavia, “refugees  and migrants are  entitled to the  same universal human  rights  and fundamental freedoms, which must be respected, protected and fulfilled at all times. However, migrants and refugees are distinct groups governed by separate legal frameworks[3].

Le due figure sono, come si nota, ben distinte. Una distinzione terminologica tra questi due gruppi è, a questo punto, fondamentale:

Chi è un migrante?

Possiamo prendere in considerazione la definizione dell’ International Organizations for Migration( IOM) che definisce il migrante “as any person who is moving or has moved across an international border or within a State away from his/her habitual place of residence, regardless of  the person’s legal status; whether the movement is voluntary or involuntary; what the causes for the movement are; or  what the length of the stay is[4].”

Chi è un rifugiato?

“Refugees are persons who are outside their country of origin for reasons of feared persecution, conflict, generalized violence, or other circumstances that have seriously disturbed public order and, as a result, require international protection[5].”  È quantomai ovvia la sostanziale differenza tra le due categorie; se, da una parte, il migrante decide volontariamente di cambiare il paese di residenza per un lasso di tempo variabile, il rifugiato è costretto ad abbandonare il proprio paese di origine perché vede minacciata la propria incolumità.

A questo punto proviamo a capire cosa sia, tecnicamente, il GC.

Cos’è il Global Compact for Migration?

Il documento in questione rappresenta il primo accordo a livello globale proposto dalle Nazioni Unite al fine di favorire un approccio internazionale condiviso sul complesso fenomeno migratorio in tutte le sue sfaccettature. Nasce dall’esigenza di identificare guidelines comuni per una sfida che: “is expected to grow for a number of reasons including  population growth, increasing connectivity, trade, rising inequality, demographic imbalances and climate change[6].” È importante evidenziare come il documento non sia giuridicamente vincolante in quanto consiste in un accordo volontario che si propone esclusivamente di identificare metodologie e strategie efficienti per una più fruttuosa cooperazione internazionale.

Il Global Compact for Migration contiene, infatti, una lista di 23 obiettivi per un miglior management del fenomeno migratorio a livello nazionale, regionale e globale. Tra gli altri:

  • Agire nei confronti di quelle criticità strutturali che si sono dimostrate essere un grave impedimento, per le comunità più povere del mondo, al raggiungimento di condizioni di vita decenti nei paesi di origine;
  • la promozione dei principali diritti umani, delle più basiche cure e forme di assistenza per i migranti;
  • la promozione di una maggiore consapevolezza nei confronti dei profondi cambiamenti sociali, demografici e ambientali cause principali dell’intenso spostamento di individui;
  • l’istituzione di strumenti efficaci per facilitare l’inserimento e l’integrazione dei migranti al fine di favorire un loro ruolo attivo all’interno del tessuto sociale dell’host state.[7]

Il Global Compact for Migration è giuridicamente vincolante?

NO. Come già accennato nella presentazione generale, il GC non è vincolante per gli Stati firmatari. Gli attori in causa si impegnano nell’accettare e condividere linee guida generali per intervenire, in maniera proattiva, al raggiungimento di obiettivi comuni.

È lo stesso preambolo del documento ad evidenziare come “this Global Compact presents a non-legally binding, cooperative framework that builds on the commitments agreed upon by Member States”[…] “ It  fosters  international  cooperation  among  all  relevant  actors  on  migration, acknowledging that no State can address migration alone, and upholds the sovereignty of States and their obligations under international law[8].”

È, di conseguenza, evidente che il documento proposto dalle Nazioni Unite abbia l’ambizioso obiettivo di creare nuovi e condivisi spazi d’azione che, almeno in linea teorica, aiutino i singoli attori statali a non dover agire nel completo isolamento.

 

L’ Italia, decidendo di non partecipare, rischia l’isolamento?

 Come è facilmente intuibile, il Global Compact, non essendo giuridicamente vincolante, non lede, in alcun modo, la sovranità statale; sarà infatti solo un accordo-cornice, in base al quale l'Italia - se vorrà - potrà siglare degli accordi bilaterali o multilaterali con altri Stati, in una cornice di principi e obiettivi comuni, per meglio regolare il fenomeno migratorio. Decidere di non firmare il documento non appare quindi una decisione così lungimirante per un paese, come è il nostro, da sempre in prima linea per garantire assistenza e soccorso.

In linea generale appare perlomeno discutibile la scelta di non aderire a linee guida generali finalizzate ad un approccio condiviso nonché ad una maggiore collaborazione nella gestione dei flussi.

Le continue prove di forza tra la maggioranza e le istituzioni comunitarie, ree di avere lasciato solo il nostro paese, mal si conciliano con la decisione di sottrarsi ad impegni e oneri che contemplino una maggior cooperazione tra i diversi attori statali.

Cambiamenti climatici, demografici e sociali sono oggi più che mai evidenti e determinanti nello spostamento di individui; è pertanto essenziale investire in una maggiore cooperazione internazionale per un management efficiente di un fenomeno gestibile ma non eliminabile.

 


[1] L’intervento completo del Ministro dell’Interno all’indirizzo web https://www.youtube.com/watch?v=oaEPP-AS3vE.

[2]Il documento è consultabile all’indirizzo web http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/71/1.

[3] Preamble(3)(4), in Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, New York, 13 luglio 2018. Documento consultabile all’indirizzo web https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180713_agreed_outcome_global_compact_for_migration.pdf.

[4] La definizione di migrante riportata nel testo è quella fornita dall’ International Organization for Migration, agenzia specializzata facente capo alle Nazioni Unite. http://www.iom.int/key-migration-terms.

[5][5] La Convention and Protocol relating to the Status of Refugees, ratificata da 145 Stati a Ginevra nel 1951, rappresenta, da un punto di vista legale, il documento chiave per il lavoro svolto dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite( UNHCR). Documento consultabile all’indirizzo web https://cms.emergency.unhcr.org/documents/11982/55726/Convention+relating+to+the+Status+of+Refugees+%28signed+28+July+1951%2C+entered+into+force+22+April+1954%29+189+UNTS+150+and+Protocol+relating+to+the+Status+of+Refugees+%28signed+31+January+1967%2C+entered+into+force+4+October+1967%29+606+UNTS+267/0bf3248a-cfa8-4a60-864d-65cdfece1d47.

[6] Ulteriori informazioni sono disponibili all’indirizzo web https://refugeesmigrants.un.org/migration-compact.

[7] Our Cooperative Framework, Objectives for Safe, Orderly and Regular Migration, in Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, Par. 16, New York, 13 luglio 2018. Consultabile all’indirizzo web https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180713_agreed_outcome_global_compact_for_migration.pdf.

[8] Preamble( 7), in Global Compact for Safe, Orderky and Regular Migration. Intergovernmentally Negotiated and Agreed Outcome, New York, 13 luglio 2018. Documento consultabile all’indirizzo web https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180713_agreed_outcome_global_compact_for_migration.pdf.