10/092018
News MPN Redazione MPN

Mulan è ancora la più femminista delle principesse

Nel mese di giugno 2018 si sono succedute una serie di importanti ricorrenze cinematografiche, come l'anniversario dei 50 anni di 2001: Odissea nello spazio, i 30 anni di Chi ha incastrato Roger Rabbit, ma soprattutto i 20 anni di Mulan. Il 19 giugno 1998, in coda al periodo d'oro delle produzioni Disney conosciuto come Rinascimento, esce nelle sale cinematografiche americane il 36° classico dello studio. Ispirato alla leggenda cinese del VI secolo di Hua Mulan, fanciulla che si finge uomo per essere arruolata nell'esercito al posto dell'anziano padre, questo lungometraggio ha il merito di portare una ventata di novità nella caratterizzazione delle principesse Disney e resta ancora oggi, a distanza di vent'anni, un vero e proprio pilastro per la formazione di una generazione di ragazzine.
     Mulan, infatti, pur non avendo sangue nobile di discendenza o per matrimonio, è un esempio positivo in grado di aiutare le bambine a trovare la guerriera dentro di sé, l'unica a essersi conquistata il titolo "sul campo", nonché la prima a non baciare nessun uomo per l'intera durata del film. Quindi, nonostante esistano argomentazioni a sostegno di qualsiasi tesi, compresa quella che vede in Mulan un prodotto di propaganda sessista, possiamo al contrario affermare che Mulan sia un'eroina forte e indipendente, la più femminista di tutte le principesse, perché la sua storia risale a mille e cinquecento anni fa, e il sentimento che la spinge ad arruolarsi non è la terza ondata femminista in atto negli USA alla fine del ventesimo secolo, ma l'amore per la propria famiglia, il desiderio di proteggere una persona amata. Le motivazioni di Mulan travalicano qualsiasi motivazione femminista e rientrano nella sfera di quei comportamenti che rendono una persona umana.
     Certo, è vero, Mulan passa buona parte del film vestita da uomo, e sono gli unici momenti in cui gli altri sembrano darle la considerazione che merita, ma è anche vero che il momento in cui viene riconosciuto davvero il suo valore, come quando l'imperatore della Cina si inchina davanti a lei, Mulan è finalmente se stessa, senza trucco e senza trucchi.
     La chiave di lettura necessaria per riconoscere la grandezza di Mulan risiede, in ultima istanza, nella differenza tra promuovere il sessismo ed esibirlo: non dimentichiamoci che i cartoni animati hanno pur sempre un target costituito da bambini, che hanno spesso bisogno di vedere ciò che è sbagliato per riconoscerlo, ma ciò non significa che non siano in grado di comprendere gli atteggiamenti sbagliati quando si trovano davanti a essi. Se un lungometraggio della Disney non è il mezzo appropriato per fare sottile critica sociale, è invece il medium perfetto per lanciare messaggi di rispetto e accettazione di sé e degli altri, se necessario, anche evidenziando con forza quali sono i comportamenti sbagliati. Se non siete d'accordo potremo sempre riparlarne dopo che avrete salvato la Cina da un'invasione di Unni.

 

Alberto Di Guida