10/092018
Esteri Redazione MPN

Mogadiscio, 25 anni dopo

Sono passati esattamente 25 anni da quel 2 luglio del 1993 quando tre militari italiani(Pasquale Baccaro, Andrea Millevoi e Steafano Paolicchi) ,inquadrati nell'operazione internazionale a guida ONU IBIS in Somalia, persero la vita. Altri ventitré loro commilitoni rimasero gravemente feriti.
     Mogadiscio, ore 6.00. Ha inizio l'operazione "CANGURO 11". I nostri si preparano all'ennesimo rastrellamento in zona abitata alla ricerca di armi e di elementi ostili intenti ad impedire la distribuzione di aiuti umanitari.
L'impegno italiano in Somalia era cominciato un anno prima con un dispiegamento di forze secondo, per numero di uomini, soltanto a quello statunitense( il nostro paese poteva contare su circa 1050 uomini tra cui parà del 186 e 187, incursori del Col Moschin e carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania). Fine ultimo della missione la stabilizzazione del Paese.
     Quel 2 luglio per i parà italiani l'obiettivo è la messa in sicurezza dell'area compresa tra il check point "PASTA"(situato nei pressi di un pastificio Barilla costruito grazie all'aiuto italiano) e il check point "FERRO" in un quartiere occupato dalla tribù a cui appartenevano i miliziani del generale Aidid( noto leader terrorista). La delicatezza e la pericolosità della missione sono intuibili dall'imponente schieramento di uomini e mezzi voluto dal generale Loi, comandante delle forze italiane in Somalia. Il caos creato dai signori della guerra somali rende infatti molto difficile, per i nostri militari, il controllo della zona.
     9.30 circa. Il rastrellamento è terminato; diversi depositi di armi vengono neutralizzati e alcuni miliziani somali sono condotti alla base per essere identificati. La colonna si accinge a fare ritorno a Balad. Qualcosa però va storto: i nostri militari sono oggetto di un intenso lancio di sassi da parte di miliziani che usano donne e bambini come scudi umani. La marcia diventa complicata, quasi impossibile per la presenza di barricate e copertoni dati alle fiamme per quella che ormai si configura come un'imboscata studiata nei minimi dettagli.
     Causa scatenante del violento attacco probabilmente la notizia dell'imminente individuazione da parte di una squadra del SISMI( Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) del leader terrorista Aidid.
     A Mogadiscio è l'inferno. In una recente intervista al Tg2 il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, ai tempi Sottotenente, racconta con estrema lucidità quegli orribili attimi che videro i nostri militari rinunciare ad una massiccia risposta al fuoco( venne escluso l'uso dei carri armati) a costo di mettere a repentaglio la propria incolumità( il Tenente Colonnello Paglia, medaglia d'oro al valor militare, è uno dei 23 militari feriti gravemente e oggi costretto su una sedia a rotelle) pur di non provocare una strage di civili.
     Alle ore 13.00 dopo un intenso scontro a fuoco, i militari italiani abbandonano la zona.
     I combattimenti di Mogadiscio rimarranno impressi nell'immaginario collettivo e nei resoconti della Difesa come il fatto d'armi più importate dalla fine della Seconda guerra mondiale.
La missione in Somalia veniva abbandonata nel 1994 complice l'instabilità del paese e una politica di Peacekeeping pericolosa ed inefficace. Dal 2013 i parà della Folgore sono nuovamente impegnati sul campo con compiti di training con l'operazione EUTM.
     Il 2 luglio 1993 rappresenta un momento di svolta nella strategia e nella pianificazione delle missioni di pace. Le stesse Nazioni Unite capirono quel sanguinoso giorno di 25 anni fa di dover rivedere profondamente i principi e linee guide in un'ottica di un approccio più efficace nell'opera di stabilizzazione dei  fragile states.

 

Stefano Lioy