10/092018
Attualità Redazione MPN

Migranti, questione complessa da risolvere alla radice

Esiste una rotta migratoria, che parte dal centro dell'Africa e arriva nel cuore dell'Europa. Da Dirkou in Niger, uno dei maggiori centri di partenza per questa rotta, alle coste della Sicilia ci sono circa 2000 km. Su cosa accada nei primi 1500 km di questo percorso esiste un silenzio mediatico sostanzialmente totale.
     Gli ultimi 500 km occupano invece le copertine dei giornali dell'intera Europa. In Niger, Sudan, Camerun o Nigeria, esistono vere e proprie reti di marketing, capillari fino al più sperduto dei villaggi, per vendere il "viaggio verso la felicità". Si pagano poco meno di 2000 $ per arrivare fino in Libia, poi altri 1000-1500 $ per salire sui barconi. Una cifra impensabile e impossibile per le fette più disperate di popolazione dei luoghi di partenza. A partire sono quindi sacche di popolazioni povere, ma molto spesso tutt'altro che nullatenenti.
     Si convincono sulla base di una finta promessa di prosperità, del tutto lontana dalla realtà che il 99% troverà se mai riuscirà ad arrivare in Europa. In questo, il ruolo delle ONG che fanno la spola tra coste italiane e libiche è cruciale: è proprio la presenza certa delle attrezzate e sicure navi delle ONG, pronte a raccogliere dai fatiscenti barconi i migranti, che viene usata come garanzia sulla sicurezza del viaggio. "Dovete resistere sul barcone per pochissimi chilometri, poi arrivano le navi. Chiamate i vostri parenti e amici che abbiamo già portato in Sicilia per conferma." Qualcuno lo fa, e in effetti la conferma arriva "Sì, ci hanno spostato su una nave dopo pochissimo, ci hanno dato cibo acqua e medicati. Fatelo, è sicuro".
     La voce si sparge, il viaggio verso la felicità si vende come acqua nel deserto. Ecco perché bloccare le operazioni, spesso e volentieri fatte in piena sintonia con gli scafisti, delle ONG è una tappa cruciale per andare alla fonte del problema. E provare a risolverlo strutturalmente.
     Finché si pensa di poter risolvere una questione che comincia a 2000 km da noi, concentrandoci sull'ultimo pezzetto, saranno sforzi vani. La parte più violenta e disumana del viaggio è quella via terra, ben prima dell'eventuale imbarco. Vendere la terra promessa significa continuare a far morire e soffrire migliaia di persone in quella prima parte di viaggio, ben più che nel Mediterraneo.
     La sfida rimane quella di creare le condizioni per cui queste persone possano vivere nelle loro terre, liberi e con dignità.

 

Ludovico Seppilli