07/052018
Attualità Redazione MPN

Una cinica macchina della morte contro ogni buon senso

La scienza e la medicina sono due arti per la cui straordinarietà dobbiamo essere grati ogni giorno, ma che si fermano di fronte all'unica cosa più grande: la vita. Ognuno può avere in merito le idee, religiose o laiche, che ritiene. Ma resta fermo un punto: medicina e scienza non creano la vita, e non sconfiggono la morte. Nell'occuparsi del piccolo Alfie Evans, ce ne si è voluti dimenticare.
     Una malattia di cui non si sa praticamente nulla. Una decisione di un Giudice di staccare la spina. Una famiglia privata del diritto di opinione sulla vita del proprio figlio. Come può lasciarci indifferenti un sistema dove uno Stato decide per la vita di un bambino contro i suoi genitori? Come può considerarsi civile la freddezza con cui quello Stato rifiuta in modo ostinato di dare una possibilità ad un bimbo? Uno dei migliori ospedali al mondo, il Bambin Gesù di Roma, pronto a proseguire le cure.
     La famiglia chiede di concedere questa occasione. Un altro Stato sovrano, l'Italia, riconosce ad Alfie la cittadinanza per potersi assumere la responsabilità del tutto. Ma la macchina della morte procede in modo irreversibile. Con cordoni di polizia fuori dalla stanza di ospedale, escamotage inquietanti come il rinvio delle udienze nella speranza che Alfie, intanto, muoia. I tanti paragoni con il nazismo hanno suscitato sdegno, eppure sono di un'evidenza disarmante.
     Sono stati i nazisti gli ultimi a dire che esistevano vite che valevano la pena di essere vissute, e vite che no. Lo dicevano con la freddezza con cui il Giudice Hayden ha prima ordinato di staccare la spina, e poi ha negato il trasferimento in Italia. Questa vicenda non ha nulla a che vedere con lo scontro tra visione cattolica e laica del mondo. Ha a che vedere con il più banale buon senso. La diagnosi medica su cui un Giudice ha fondato il suo parere era completamente sbagliata. Basti pensare che prevedeva la morte di Alfie dopo massimo 15 minuti lo spegnimento delle macchine, mentre è rimasto vivo per più di 100 ore. Neppure questo ha minimamente smosso le coscienze.
      La Gran Bretagna ha fatto la più squallida delle figure davanti al mondo. L'Italia ha accettato una violazione del diritto internazionale di inaudita gravità. Ma il mistero e la forza della vita, in quelle 100 ore di respiro e sorriso di Alfie anche senza macchina, hanno urlato chiaramente a tutti noi dove fosse la civiltà e dove la barbarie in questa storia.

 

Ludovico Seppilli