03/042018
Attualità Redazione MPN

L'epidemia del consumo di oppiacei in USA, tra emergenza e stereotipi [parte 2]

Ricapitolando le puntate precedenti: si sta vivendo negli USA in questi anni una epidemia silenziosa, quella dell'eroina e dei derivati dell'oppio, che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. A causare questo ritorno di fiamma sono stati alcuni fattori in sinergia tra loro: uso sempre maggiore di farmaci antidolorifici a base di derivati dell'oppio, che conosciamo anche qui come il Vicodin® di cui è dipendente dr. House, a cui è seguita una stretta commerciale e delle associazioni mediche, per scongiurare lo sviluppo di dipendenza, ma ormai il gioco era fatto. Si è visto quindi un aumento esponenziale dei prezzi di questi farmaci, per scongiurarne l'acquisto, e medici sempre meno propensi a prescriverli; così chi ormai era entrato in quella spirale, si è affidato all'altro derivato dell'oppio, di cui tutti hanno sentito parlare, l'eroina, che per le strade delle città d'America si può trovare molto facilmente a prezzi concorrenziali.

Nuovi poveri e vecchi pregiudizi sulla tossicodipendenza
     Questa nuova ondata di tossicodipendenza da eroina ha colpito soprattutto i bianchi, nelle città di medie dimensioni, negli Stati in maggiore difficoltà economica. Questo deriva dal fatto che molti di questi Stati basasse la propria economia sull'industria pesante, e numerosi cittadini per buona parte della loro vita hanno compiuto lavori fisici ed usuranti (si stima che un terzo degli americani di questa fascia soffra di un certo grado di dolore cronico), che è stato chi prima e chi dopo trattato con i famosi oppiacei.
     Questo cozza con i pregiudizi che riconoscono la dipendenza da eroina, e di droghe in generale, associata principalmente alle comunità afro-americane distribuite nei quartieri più poveri delle grandi città. Questo non è solo un pregiudizio della popolazione comune, ma si è visto esserlo anche nella comunità medica americana: uno studio del 2012 dell'Università della Pennsylvania (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/j.1526-4637.2011.01310.x ) ha scoperto che i pazienti neri avevano il 34% di probabilità in meno dei pazienti bianchi di ottenere prescrizioni mediche per un farmaco oppioide per trattare il dolore cronico.
     Infine, la crisi economica: quando le industrie pesanti che caratterizzavano il mid-west hanno iniziato a chiudere, non tutte le città sono riuscite a reinventarsi e trovare una nuova collocazione nel mercato statunitense. La disoccupazione, l'impoverimento, il crollo della classe media hanno creato un disagio che molte persone hanno scoperto di riuscire a bloccare con gli stessi farmaci che prendevano già per il dolore fisico. Già, perché gli oppiacei, e l'eroina in particolare, hanno la capacità di inibire quei centri che razionalizzano sia il dolore fisico che quello emotivo, e per la durata della dose ci si trova in un rifugio di farmacologico benessere. La sostanza perfetta per chi si è visto strappare via la propria sicurezza economica, la propria vita discretamente benestante, e ora senza un lavoro si sente escluso dalla società. Questo è l'identikit dell'America rurale in questo momento storico.

Questi nuovi tossicodipendenti, bianchi e di mezza età, hanno però un ostacolo in più da affrontare: il pregiudizio. Infatti, crescendo con la convinzione che le droghe fossero un problema delle minoranze etniche delle metropoli, molti si vergognavano di parlarne con gli amici, coi dottori ed anche con strutture di assistenza, mentre i genitori non portavano dal medico i figli tossicodipendenti per paura di essere giudicati: chi stava bene guardava i tossicodipendenti come dei falliti, attaccandogli addosso uno stigma supplementare, e pensando di esserne immune, quando invece non è così.
     A peggiorare questa situazione, le convinzioni mediche nei centri non specializzati, fino a pochi anni fa, erano disarmanti: si credeva che bastasse non far più assumere la sostanza, quando è noto da decenni che le tossicodipendenze da eroina siano difficilissime da combattere, e si opta per l'assunzione (dispensata in Italia dal SSN) di un blando oppiaceo senza effetto sulla psiche, ma sufficiente a tenere a bada i sintomi dell'astinenza, il metadone, per poi abbassarne molto gradualmente la dose per permettere all'organismo di abituarsi.
     La sensibilità dell'opinione pubblica rispetto al problema della nuova tossicodipendenza però non è ancora maturata: per esempio sono fortemente osteggiate le campagne per la donazione di siringhe pulite a chi (comunque in un modo o nell'altro) si droga, quando è noto come siano state proprio iniziative come questa a diminuire drasticamente le infezioni da virus come epatite C o HIV, anche qui in Italia, con forti risparmi per il sistema sanitario. In certi luoghi d'America queste misure, che possono essere etichettate come semplice "riduzione del danno", vengono osteggiate da chi pensa che drogarsi non sia una condizione patologica, ma un semplice comportamento reprensibile, che merita quindi una punizione, e non delle cure.
     Il mese prossimo arriverà l'ultima parte, con qualche aggiornamento ma soprattutto collegamenti con la politica, che durante la campagna elettorale del 2016 ha dovuto scontrarsi con il problema.
     Per gli approfondimenti alla trattazione qui esposta si ringrazia in particolare Francesco Costa, col suo podcast "Da Costa a Costa" per Piano P (disponibile su spreaker.com), che invito tutti a seguire per le curatissime inchieste giornalistiche.

 

Dario Catozzi