03/042018
Esteri Redazione MPN

Ancora Daesh, Ancora la Francia

Venerdì 23 marzo 2018, in Francia è ritornato l'incubo terrorismo: a colpire, questa volta, un venticinquenne marocchino, Redouane Lakdim, noto agli 007 che lo avevano identificato e schedato con la fiche S( in Francia abbreviazione di " sûreté de l'État") che sta ad indicare elementi pericolosi per la sicurezza nazionale.
Dopo aver fermato un'auto a Carcassonne (Francia meridionale), il terrorista ha fatto fuoco contro gli occupanti del veicolo, uccidendo il passeggero e ferendo gravemente il conducente. Poco dopo ha sparato all'indirizzo di quattro agenti della Police nationale che facevano jogging per poi dirigersi verso un supermercato di Trèbes, il Super U, dove si è asserragliato tenendo in ostaggio la clientela.
     All'interno del supermercato ha ucciso due persone tra cui anche il responsabile del reparto macelleria, di origini italiane.
     Dopo un lungo ed estenuante negoziato conclusosi con la liberazione degli ostaggi, il terrorista è rimasto con un ufficiale della Gendarmerie francese, il tenente colonnello Arnaud Beltrame, che si era coraggiosamente offerto volontario per salvare la vita ad una donna. La preparazione e la professionalità del gendarme sono risultate di fondamentale importanza per il GIGN (Groupe d'intervention de la Gendarmerie nationale) che, attraverso il cellulare del militare, ha avuto accesso ad importanti informazioni.
Alle 14.25 il blitz delle teste di cuoio ha posto fine all'assedio. L'attentatore è stato ucciso dalla polizia nel corso dell'irruzione e il gendarme eroe, trasportato d'urgenza in ospedale, è deceduto in seguito alle gravi ferite causate da una coltellata al collo.
     Ladkim prima di morire avrebbe affermato di agire per conto di Daesh (secondo un testimone il giovane avrebbe urlato "Allahu Akbar" prima di entrare nel supermercato) per vendicare la Siria e per chiedere la liberazione di Salah Abdeslam, unico superstite degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 e attualmente detenuto nelle carceri francesi.
     Il modus operandi è quello purtroppo oggi molto conosciuto dei "lone wolfs", soggetti radicalizzati che agiscono in nome della jihad. Secondo le prime ricostruzioni, Ladkim sarebbe stato poco avveduto nell'organizzare nei minimi dettagli la sua vendetta; il furto dell'auto, gli spari ai quattro poliziotti e l'hostage taking sembrano essere frutto di un attacco male organizzato piuttosto che parte di un disegno razionale e preciso.
Il terrorista, che risiedeva a Carcassone, era noto alle autorità francesi per spaccio e consumo di stupefacenti ed era sotto stretta sorveglianza da parte della DSGI( Direction générale de la sécurité intérieure), in quanto assiduo frequentatore di siti salafiti caratterizzati da un forte rimando alla jihad.
     La rivendicazione dell'attentato da parte di Daesh non si è fatta attendere; tramite l'agenzia di stampa AMAQ i soldati del Califfato hanno fatto riferimento all'attacco come un atto di risposta dello Stato Islamico nei confronti degli Stati della coalizione. La velocità nel rivendicare l'attacco da parte di Daesh è emblematica della necessità di dimostrare al mondo intero che pur essendo militarmente sconfitta (la caduta di Mosul ha segnato di fatto la fine dell'autoproclamato stato del Califfo) l'organizzazione terroristica è ancora viva e attiva. In questo momento difficile, la rete diventa ancora di più un mezzo di comunicazione e reclutamento fondamentale.
     L'eredità che Daesh lascia al futuro terrorismo è sicuramente strettamente connessa alla diffusione di metodi di attacco semplici ma letali( uso di armi bianche, automobili sulla folla, sostanze nocive...) utilizzabili da chiunque voglia portare avanti la sua vendetta, poco importa se davvero nel nome di Allah e di un credo religioso.
     Alla luce di questo è facilmente comprensibile come sia sempre più difficile prevenire questo tipo di attacchi e come sia ancora più complicato combattere contro un nemico invisibile ma devastante.

 

Stefano Lioy