13/032018
Politica Redazione MPN

Un paese spaccato in tre

Difficile commentare il voto di domenica scorsa.
     Ci provo, con qualche pillola. Prima di tutto, la legge elettorale, rivelatasi un boomerang. I collegi erano stati immaginati per impedire l'affermazione del Movimento 5 Stelle, e hanno ottenuto il loro dominio assoluto nel Sud Italia e il conseguente Parlamento senza maggioranze. Ennesima prova di quanto si debba dotare il Paese di una legge utile all'Italia e non all'urgenza del momento. Poi, la spaccatura del Paese in due. Al Nord la netta vittoria del centrodestra, al Sud il plebiscito grillino.
     Questo ci ricorda quanto vivo ancora sia un tema di mentalità in un Paese nel quale una fetta per nulla indifferente, anche a causa di un disagio sociale ormai ingestibile, è pronta ad affidarsi all'assistenzialismo del reddito di cittadinanza.
     Come terzo elemento, la disfatta in ogni angolo d'Italia del PD. Ai posteri rimane il grande pericolo della politica fatta con arroganza e chiusura su se stessi. A furia di tradire alleati, pugnalare a destra e sinistra, rimangiarsi parole, Renzi si è ritrovato con un Partito del 40% al 18%. Anche in Italia, dopo la Francia e la Germania, è così arrivata la grande crisi della socialdemocrazia. Il che, va detto, visti i danni fatti in tutto l'Occidente dal dominio liberal-socialista, non è certo un male. Ora, o sarà Governo Salvini retto da transfughi PD e grillini, o sarà Governo Di Maio retto dall'ala sinistra PD più Grasso. In entrambi i casi, un esecutivo debole e con poche possibilità di risultare incisivo.
     A meno che Mattarella non riesca a creare una grande coalizione trasversale, per modificare la legge elettorale, e tornare al voto nel giro di pochi mesi. Di certo c'è che il primo partito è quello di chi ha votato il meno peggio o turandosi il naso, soprattutto tra i giovani. E di questo la politica non può più permettersi di non tenere conto.

 

Ludovico Seppilli