19/022018
Esteri Alessandro Dalpasso

Intervista all’Ambasciatore Sebastiano Cardi

Grazie al supporto dell'Associazione, ho avuto la straordinaria opportunità di sottoporre alcune domande all'Ambasciatore Cardi, Rappresentante Permanente dell'Italia presso le Nazioni Unite. 

Qua di seguito trovate l'intervista in forma scritta. Buona lettura!!

 

Qual è il ruolo che si possono ritagliare le Nazioni Unite, spesso intrappolate dalla loro stessa macchina burocratica, in un mondo che cambia con veloce costanza?

Le Nazioni Unite hanno un ruolo centrale da giocare. In un mondo complesso e dinamico, l’ONU resta l’organizzazione dotata degli strumenti più adatti per affrontare le sfide attuali alla pace e alla sicurezza: dal terrorismo, alle pressioni migratorie, dal crimine organizzato alle gravi violazioni dei diritti umani, fino al cambiamento climatico. Si tratta di fenomeni tra loro correlati e che superano i confini nazionali: nessuno Stato è realisticamente in grado di affrontarli da solo in modo efficace. Per questo l’Italia è convinta che il multilateralismo sia l’unica risposta possibile e continua a far sentire la sua voce e portare il suo contributo in seno all’Organizzazione. Certo: meccanismi, procedure, strategie vanno in molti casi rivisti e aggiornati per evitare la sclerosi burocratica del sistema ma anche per rinvigorire, con idee innovative e un approccio costruttivo al dialogo, la partecipazione degli Stati membri. Il progetto di riforma del Segretario Generale Guterres – per un sistema ONU più flessibile e snello, efficace e integrato - va in questa direzione. Il nostro Paese la sostiene e ne condivide i principi, che già guidano la nostra azione, ad esempio, a favore di una riforma del Consiglio di Sicurezza verso una maggiore inclusivita’ e trasparenza.

 


Si è appena concluso l’anno di presidenza italiana del Consiglio di Sicurezza. Cosa significa sedere in Consiglio di Sicurezza per il nostro Paese e quali benefici ne ha tratto?  

Partecipare ai lavori del Consiglio di Sicurezza ci ha offerto una prospettiva privilegiata e una capacità d’incidere sull’azione internazionale nei principali teatri di crisi, a cominciare da quelli che sono più prossimi al nostro Paese e su cui siamo in prima linea. Mi riferisco in particolare alla Libia e all’arco del Mediterraneo, cui abbiamo dedicato una attenzione speciale durante tutto l’anno di mandato e soprattutto nel quadro del nostro mese di Presidenza in novembre. Ricordo, in particolare, le riunioni presiedute dal Ministro degli Esteri Alfano, dedicate alla complessità delle sfide alla sicurezza nel Mediterraneo e alla situazione in Libia, e quella che abbiamo promosso sulla cooperazione per contrastare traffici illeciti, crimine organizzato, terrorismo, traffici di esseri umani: fenomeni che contribuiscono, intrecciandosi e alimentandosi a vicenda, a destabilizzare l’intero bacino del Mediterraneo con conseguenze dirompenti sulle prospettive di sviluppo dell’area. Esseri membri del Consiglio significa anche responsabilità.  Abbiamo ricoperto l’incarico di presidenti del Comitato Sanzioni sulla Corea del Nord: la crisi più grave con cui la comunità internazionale si sta confrontando e che ha conosciuto una accelerazione inedita proprio nell’anno di nostro mandato. Come membri del Consiglio, abbiamo inoltre portato all’attenzione alcuni dei temi trasversali di nostro maggiore interesse sui quali, considerato il loro impatto sulla sicurezza internazionale, riteniamo necessaria una riflessione più sistematica da parte del Consiglio. Tra questi, il traffico di esseri umani e la tutela dei beni culturali e il contrasto al loro traffico: su entrambe le tematiche abbiamo promosso e ottenuto l’adozione unanime da parte del Consiglio di Risoluzioni molto innovative – la prima nella storia nel caso della protezione dei beni culturali, proposta assieme alla Francia.


Cosa vuol dire rappresentare l’Italia nel mondo ed in particolare alle Nazioni Unite?

Le Nazioni Unite sono una realtà variegata e complessa di cui è importante, per rappresentare al meglio il proprio Paese, conoscere a fondo i meccanismi e le specificità. E’ anche il principale foro mondiale, di cui sono membri 193 Stati: ognuno di essi partecipa ai lavori dell’Organizzazione a tutela dei suoi valori e interessi, della propria visione delle relazioni internazionali e dei rapporti tra ONU e Stati membri. Disposizione all’ascolto e al dialogo sono perciò qualità fondamentali: la comprensione delle motivazioni dei propri interlocutori è la premessa per poter rappresentare e difendere al meglio le proprie posizioni e giungere, laddove necessario, a compromessi reciprocamente vantaggiosi. All’Italia viene riconosciuta una lunga tradizione di mediazione  e capacità di costruire ponti: qualità per cui siamo apprezzati anche all’ONU e particolarmente importanti in questo contesto.

 


Quali consigli darebbe ad un giovane interessato a seguire le sue orme o più in generale una carriera in ambito internazionale?

Ogni professione in ambito internazionale richiede grande impegno, determinazione e costanza. Ma anche buon senso, responsabilità e curiosità. Quella diplomatica, in particolare, è una carriera in evoluzione, lontana dagli stereotipi di un tempo, e che richiede oggi capacità manageriali in settori molto diversificati. Si tratta di un percorso impegnativo e lungo che, ciononostante, continua a raccogliere l’interesse di tanti giovani, con un numero di donne che entrano in carriera in crescita di anno in anno. Il mio consiglio perciò, una volta scelta questa strada, è di perseguire i propri obiettivi con decisione ma anche con pazienza ed equilibrio, restando sempre pronti ad affrontare cambiamenti e nuove sfide.