31/102017
Politica Maria Vittoria Marocco

Intervista al Min. Pinotti, prima donna al dicastero della Difesa

Venerdì 20 ottobre 2017, al Regina Palace di Stresa, splendido comune sul lago maggiore, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare e intervistare il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, ospite del tradizionale convegno autunnale della Fondazione Iniziativa Subalpina.

Genovese, madre di famiglia, laureata in lettere, ex insegnante, senatrice, è la prima donna a guidare il dicastero della Difesa in Italia. Possiamo affermare che abbia messo in pratica l’insegnamento tramandato dal padre: «Ciò che fa un uomo, può fare una donna».

Poco tempo fa in un’intervista ha evidenziato come l’Italia non sia ancora un paese per donne. Quanto è difficile rompere il famoso “glass ceiling”? Nel suo caso, quali sono state le carte che le hanno permesso di affermarsi in un settore da sempre monopolizzato dal genere maschile, come quello della Difesa? Quali insegnamenti vuole trasmettere alle giovani donne che si affacciano al mondo lavorativo e relazionale?

Innanzitutto ti ringrazio per questa domanda.

Inizierei con il dire che la situazione in Italia è sicuramente difficile. Certo sono stati fatti tanti passi avanti in questi anni. Ma dobbiamo anche guardare in faccia la realtà: ancora oggi, i direttori dei principali giornali sono tutti uomini, la grande maggioranza dei rettori delle università sono uomini, se andiamo a vedere i numeri delle ragazze che si iscrivono a medicina e finiscono con eccellenti risultati restiamo sbalorditi, ma quante poi arrivano a ricoprire i ruoli di guida dei dipartimenti? Anche li sono quasi tutti uomini.

Evidentemente un gap c’è ancora. Riconosciamo però il fatto che abbiamo fatto tanti progressi. Questa mattina, ad esempio, mi trovavo al Morosini, scuola navale militare di Venezia, e ho constatato con piacere che per la prima volta il numero delle studentesse ad essere ammesse è stato superiore a quello degli uomini, 54 contro 80. Tra l’altro superando brillantemente una selezione fatta per merito. Anche i magistrati sono circa 60 – 40. Quando si tratta di merito noi donne ce la caviamo piuttosto bene!

Sul panorama politico però c’è ancora molta strada da fare. Una donna con un profilo come il suo, in un altro paese, sarebbe candidata a ricoprire posizioni di vertice. Oggi una Merkel italiana non l’abbiamo ancora avuta, un presidente delle Repubblica italiana donna si dice “ci vorrebbe” però poi quando si tratta di eleggerlo lo scegliamo uomo. È come se questo scatto non fosse ancora possibile.

Succederà!

Succederà perché è nell’ordine delle cose, l’Italia è un po’ in ritardo rispetto ad altri paesi ma il fatto che per la prima volta ci sia un Ministro della Difesa donna è già un risultato.
Io penso che uno non si debba mai fermare rispetto ai propri obiettivi. Io in fondo quando ho iniziato ad occuparmi di difesa sapevo che mi sarebbe piaciuto arrivare ad essere la responsabile del dicastero. Non potevo sapere se si sarebbero mai create le condizioni, perché in politica funziona cosi, però ci ho creduto. Mi sono preparata, sono stata curiosa, interessata, ho lavorato con le forze armate conoscendole, costruendo un rapporto di fiducia. Quindi nel momento in cui è stata fatta la scelta, di chi comunque ha studiato e si è interessato a quel mondo, è stata naturale e ben vista dalle forze armate.

Uno potrebbe dire che è strano. I vertici sono tutti uomini e ancora per molto tempo lo saranno perché nelle forze armate bisogna fare tutta una serie di passaggi per arrivare a diventare generale. Le donne sono entrate nel 2000 e dunque, non per una questione di blocco, ma perché è necessario raggiungere gli anni sufficienti di esperienza per poter essere ai vertici, ci arriveranno. Ripeto, mai fermarsi davanti ai propri obiettivi, bisogna avere coraggio. Questo a volte penso di averlo un po’ limitato e quando si fa politica bisogna avere il coraggio anche di entrare nelle conflittualità. Quando si hanno degli obiettivi bisogna prepararsi seriamente. E quando qualcuno ti mette davanti dei macigni che non sono motivati dal fatto che tu non sia adatto e preparato ma solo perché devi far passare qualcun altro beh tu questi macigni li devi rompere a testate!


Quanto è importante per l’Europa avere una progetto di difesa comune?

Viviamo in un’epoca storica in cui alcune minacce che prima erano solo teorizzate e sembravano lontane, hanno trovato concretezza: il terrorismo trans-nazionale è arrivato fino alle nostre città colpendo i nostri cittadini. Il problema della cyber security è al momento ancora contenuto ma potenzialmente dannoso e la sicurezza militare è tornata ad essere di fondamentale importanza, in particolare per i paesi direttamente esposti alle crisi di questi ultimi anni.

La decisione della Commissione europea di lanciare il “Fondo europeo per la difesa” è dovuto al drammatico stravolgimento dello scenario internazionale degli ultimi anni e a partire dal 2020 l’Unione metterà in campo risorse concrete su base annuale.

L’Italia deve essere in grado di cogliere questa grande opportunità che ci si presenta, partecipando a pieno titolo alle scelte strategiche.

Avere una difesa integrata ci permette di difenderci meglio perché consente di mettere insieme le forze armate. La difesa europea è un ideale importante perché difendersi insieme vuol dire essere sicuri insieme ed è necessario perché oggi le minacce non hanno confini e quindi più costruiamo delle interazioni a livello europeo più saremmo in grado di reagire a questi eventi. È un modo in cui l’Europa può affrontare le grandi sfide del domani. Pensiamo ad esempio all’Africa, dove dobbiamo creare sviluppo, creare cultura, conoscenza ma anche dare sicurezza. Questo è un grande progetto che l’Europa può prendere nel suo insieme mettendo missioni civili e militari, di sviluppo e sicurezza con l’obiettivo di aiutare un grande continente a diventare una grande risorsa per l’umanità e non un problema.

 

Quali strategie state adottando per arrivare al ringiovanimento dei ranghi? E come procede il progetto del “Pentagono italiano”?

In molti altri paesi si è scelto di mettere tutti gli stati maggiori della difesa in uno stesso luogo, è arrivato il momento di fare la stessa cosa in Italia perché ormai non esiste più nessuna missione che sia di competenza di una singola forza armata. Si lavora sempre a livello interforze. Essere insieme in un unico luogo di lavoro ti consente di fluidificare la tua azione. Un altro obiettivo è quello del ringiovanimento dell’età media dei ranghi che ovviamente in una professione come quella del militare si traduce in una maggiore efficienza fisica. Stiamo pensando di creare delle opportunità per far sì che i giovani possano fare un periodo importante nelle forze armate e attraverso questo periodo costruire professionalità che gli consentano, finito questo ciclo, di lavorare all’esterno. Questo per evitare che il militare diventi una professione per tutta la vita, provocando un innalzamento dell’età media che non possiamo reggere se vogliamo essere operativi nelle missioni.

 


Purtroppo si sente spesso questa espressione negativa: “tanto siamo in Italia...”. Come correggere questa credenza e come risvegliare il sentimento patriottico e l’orgoglio di appartenenza al nostro Paese?

L’Italia è un grande Paese. Quando uno va all’estero si accorge che gli altri ci guardano con un occhio diverso e di molto più elevato rispetto con cui noi stessi ci guardiamo.

Noi dobbiamo essere orgogliosi del nostro Paese.

Spessissimo per il mio lavoro devo recarmi all’estero e mi rendo conto di come l’Italia sia guardata come una patria leader nel settore della manifattura, come un Paese con una grande capacità innovativa e con la capacità di non guardare gli altri popoli dall’alto al basso: questo ci rende particolarmente attrattivi per gli altri paesi!  Inoltre occupandomi di forze armate posso dire che in ogni nazione dove hanno operato le nostre forze armate, esse hanno portato la rispettabilità dell’Italia a livelli altissimi. Quindi credo che l’espressione “siamo in Italia” non dovrebbe esser un’espressione a connotazione negativa, bensì dovrebbe essere un motivo d’orgoglio poter dire “Siamo in Italia e siamo italiani!”