12/052017
Politica Ludovico Seppilli

Quando l'Italia sceglie la non democrazia...

La libertà di avere opinioni diverse è una delle grandi ricchezze a disposizione di un popolo. Ciò che fanno politici, vertici delle istituzioni e amministratori è perennemente analizzato con la lente di ingrandimento, perché sì, anche la scelta delle più potenti persone al mondo può essere criticata o messa in discussione sui giornali. Una grande fortuna che abbiamo, che non dovremmo mai dare per scontata. 

Quello che spaventa è però che in Italia, in nome della lotta politica, si stanno del tutto perdendo razionalità ed oggettività nel fare questo. Perché se una critica, o ancora peggio un'accusa, non partono da un fatto diventano pura caciara. Un Paese che fa processi, lancia campagne denigratorie o chiede dimissioni in nome della caciara è un Paese che regredisce. 

Veniamo ai fatti. Completamente dal nulla, l'ex Direttore di Sole 24 Ore e Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli scrive queste testuali parole nel suo libro: “L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”

Ovviamente De Bortoli non ne parla subito nel 2015, o a metà 2016. No, tira fuori il tutto alla vigilia della presentazione del suo nuovo libro. Ed ecco che di colpo tutta Italia parla di lui e del suo capolavoro letterario. Pensa che coincidenza! Nel raccontare questo scoop, non specifica poi se durante questa richiesta lui fosse presente (verosimilmente da come scrive no, quindi ancor meno credibile), e si contraddice anche con se stesso. Infatti, nel cercare di accusare Maria Elena Boschi, dice chiaramente che Ghizzoni decise di lasciar perdere. Insomma, ammesso e non concesso che mai questa richiesta sia arrivata, si sarebbe trattato di una richiesta del tutto informale e non coercitiva, e Ghizzoni ha avuto tutta la libertà di declinare. Per chiudere il cerchio, non fornisce uno straccio di prova a quello che dice. Un documento, una registrazione o un qualsiasi cosa che confermi quanto sostiene. No, niente. Arriviamo al giorno successivo, in molti incalzano De Bortoli nel dare una qualche prova. Ma lui si limita a dire “sono sicuro delle mie fonti”. Al contrario, l'unica cosa certa è che De Bortoli, a dispetto dell'altisonante cv, conosca ben poco il funzionamento del sistema bancario italiano. Infatti, essendo Banca Etruria da molto tempo in una situazione di grave difficoltà, come previsto dai regolamenti della Banca d'Italia il suo dossier era senza dubbio già arrivato ai principali gruppi bancari italiani per valutarne l'acquisizione. Pensare che tutto questo possa, dal nulla, succedere per la telefonata di un Ministro ad un Amministratore Delegato denota oltre alla malafede anche un'ignoranza piuttosto grossolana sul sistema bancario e finanziario. 

Stiamo insomma parlando del nulla, montato sul nulla, condito con un po' di nulla. Eppure diventa lo scoop del momento, e la macchina del fango parte alla velocità della luce. Ed ecco che gli oppositori politici della Boschi salgono festanti sul carro sbraitando che De Bortoli dice la verità perché ci sarebbe il silenzio-assenso di Ghizzoni che non smentisce la cosa. Ma stiamo scherzando? Un giornalista scrive sul suo libro una vicenda senza la minima prova e dovrebbe essere l'accusata a provare la sua innocenza? Chissà perché ero convinto che in quello Stato di diritto chiamato Italia si fosse innocenti fino a prova contraria, e l'onere della prova ricadesse su chi accusa non viceversa!

Ferruccio De Bortoli era un giornalista che si leggeva con piacere. Ma che ha davvero stufato. Da qualche tempo ha scelto di vestire la casacca dell'aizzatore di folle contro i terribili “poteri forti”. Meraviglioso il suo editoriale su Matteo Renzi, del cui Governo scrisse che “puzzava di massoneria”. Non citò elementi che portavano a credere questa cosa, non fece fare un’inchiesta dai suoi migliori giornalisti. Buttò sulla prima pagina del quotidiano più letto del Paese un’accusa tutta fondata sul lasciar intendere, sul far pensar male.

Ma che credibilità ha questo Catone il Censore 2.0? Davvero l'Italia deve prendere lezioni di "anti-sistema" da un uomo che ha ricoperto due delle posizioni più filo-governative esistenti come la direzione del Corriere e del Sole? Aldilà del fare proseliti nelle feroci folle del web (le stesse che magari poi critica da qualche convegno), che credibilità può ancora avere questo personaggio? Si vada su Google, e si cerchino gli articoli di questo signore su Alitalia, sulla stessa Unicredit, sul politico in voga di turno. 

Aldilà di De Bortoli però mi spaventa l'irrazionale dar corda a una vicenda che siede sul nulla, nata palesemente per screditare Maria Elena Boschi. Se un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio non piace, è legittimo. Come è legittimo combattere sul piano politico. Si facciano proposte migliori, ci si sfidi alle elezioni, ci si metta in difficoltà con fatti oggettivi. Ma questo vortice di caos, dove tutto diventa possibile, è tutto meno che lecito. 

Stiamo diventando un Paese dove chiunque può dire una cosa del tutto irrilevante senza la minima prova, scatenare una bufera e non dover rispondere a nessuno di tutto questo. Un qualcosa che fa venire i brividi, e che non ha niente a che vedere con la democrazia. 

Dovremmo seriamente iniziare a chiederci come disinnescare tutto questo, prima che sia troppo tardi.