19/112012
Sport Alessandro Dalpasso

Barcellona, chi offre di più?

Concedetemi un piccolo momento di ragazzino nostalgico: mi manca giocare a calcio, correre sui campi perfettamente tenuti delle società sportive in cui ho militato, segnare (ah no aspetta non mi è mai successo) e comunque gioire dei successi e moderatamente disperarmi per le sconfitte.

Ma, allora come oggi, nei momenti di delusione, quando vedevi il più bravo della squadra sbagliare un gol già fatto, cosa potevi fare se non alzare lo sguardo al cielo e poi a terra? 

Ecco già allora, nel momento intermedio tra un estremo e l'altro di questa azione consolatoria, potevo scorgere bene e a chiare lettere il logo dello sponsor già sulla mia divisa. Perchè, parliamoci chiaro, il campo non si curava da solo, i palloni non li trovavano nei campi adiacenti il terreno di gioco, le divise non le cuciva la nonna del mister e l'allenatore stesso non veniva lì per hobby.

Mi dicevo: pazienza, è normale. E' una realtà così piccola che è naturale che servano i soldi di sponsor privati per andare avanti, figurati nel calcio che conta. Ma poi accendevi la televisione e...

prima smentita

Il martedì successivo tornavi a casa dopo l'allenamento, sporco e infangato, e accendevi di nuovo quell'apparecchio. Rassegnato, tanto si sono tutti venduti a qualcuno.

seconda smentita

Vedevi scorrazzare quell'asso brasiliano per il campo, palla al piede, nella sua casacca blaugrana, e come per incanto con nessuno sponsor sulla maglietta. Wow

Dalla prossima stagione però arriverà la terza smentita, la più dura, la più devastante per gli ultimi romantici del mondo del pallone. Già perchè pure il Barcellona ha dovuto mettersi, per così dire, al passo coi tempi. Dopo 107 anni, anche il club catalano macchia la casacca con una scritta che frutterà ben 170 milioni di euro per 5 anni. Parliamo del “Qatar Airways“, compagnia aerea nata 20 anni fa. Il tutto avverrà a partire dalla stagione 2013-2014. La società blaugrana dal 2006 al 2011 pagò l’Unicefper poter pubblicizzare l’associazione benefica, passando successivamente al marchio Qatar Foundation (organizzazione senza scopo di lucro). Dietro però quest’ultimo accordo, si celava un’intesa per il passaggio ad un contratto di tipo commerciale dopo due anni.

APPLAUSI, CALA IL SIPARIO.